Ortodossia

Cenni Storici della Chiesa Ortodossa

La struttura della Chiesa Ortodossa, così come definita nelle Scritture, nella Tradizione e nei Santi Canoni dei sette Concili Ecumenici, è destinata a salvaguardare ed a manifestare nel corso della storia la natura stessa della Chiesa, la sua unità, la sua santità, la sua cattolicità (o universalità o ecumenicità) e la sua apostolicità. 

L’Unità della Chiesa Ortodossa nel mondo oggi si manifesta tramite le sue comunità (parrocchie, monasteri ecc.) che fanno parte di una Diocesi. Una Diocesi Ortodossa è veramente cattolica e Ortodossa, quando è unita a tutte le altre Diocesi Ortodosse in una comunione di fede e di vita. Per manifestare e salvaguardare questa unità universale oggi le Diocesi si raggruppano tra loro e formano gli “Antichi Patriarcati” (Ecumenico di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme) e le “Chiese Autocefale” (Russia, Serbia, Romania, Bulgaria, Georgia, Cipro, Grecia, Polonia, Albania, Repubblica Ceca e Slovacchia), i cui confini coincidono di solito con le frontiere politiche degli stati. In ciascuna di queste circoscrizioni ecclesiastiche (Chiese Autocefale) il Vescovo della Capitale o di una città di grande importanza ecclesiastica porta il titolo onorifico di Patriarca (Russia, Serbia, Romania ecc.) o di Arcivescovo Maggiore (Cipro, Grecia ecc.). Le relazioni tra le Chiese Ortodosse Autocefale sono rette da un ordine di precedenza, dal momento che tutti riconoscono il Primato d’onore del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli. L’Unità della Chiesa è in questo modo preservata sul piano universale. 

Il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, fondato con il 3° canone del II Concilio Ecumenico (Costantinopoli 381), si è formato definitivamente con il 28° canone del IV Concilio Ecumenico (Calcedonia 451). Esso, dopo lo scisma del 1054, è il centro visibile della Chiesa Ortodossa ed ha il primo posto di onore presso tutte le Chiese Ortodosse locali. Il Patriarca Ecumenico, come “primus inter pares” tra tutti i Vescovi del mondo, è il punto di riferimento dell’unità ecclesiastica ed il giudice delegato per ogni eventuale dissenso pastorale tra tutti i Primati e Vescovi Ortodossi. 

Il Patriarcato Ecumenico, che da più di diciassette secoli ha la sua Sede a Costantinopoli, costituisce una delle più antiche istituzioni mondiali, la cui missione, internazionale e continua, consiste nel compimento della missione della Chiesa, cioè l’annunciazione della salvezza dell’uomo, del mondo e di tutta la creazione. Il Patriarcato Ecumenico da sempre non si sottrae, tra l’altro, anche alle sue diverse responsabilità sociali e ai suoi obblighi morali nel mondo, come per esempio la pace, la giustizia, l’educazione, i presupposti antropologici della vita e tutto quello che prende il nome di diritti umani e che costituisce problemi rilevati per tutta l’umanità.

Fondatore del Cristianesimo a Costantinopoli è l’apostolo Andrea, il Primo Chiamato, il quale, secondo le fonti storiche e la tradizione della Chiesa, ha compiuto la sua missione in molte regioni dell’Impero Romano, tra cui Cappadocia, Ponto, Asia Minore, Tracia e Bisanzio, la città che preesisteva a Costantinopoli, dove San Andrea ha ordinato, come primo vescovo, Santo Stachi, uno dei settanta discepoli – apostoli di Cristo.

Il IV Concilio Ecumenico di Calcedonia, convocato nel 451, ha stabilito che il Vescovo di Costantinopoli debba godere dello stesso primato d’onore del Vescovo di Roma, perché Costantinopoli è la Nuova Roma; per di più il Concilio ha deciso di affidare tutta la terra sconosciuta del mondo al Patriarcato di Costantinopoli, giurisdizione che infatti era molto più ampia di quelle che avevano gli altri quattro antichi patriarcati dell’epoca, cioè Roma, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, come anche la prima Chiesa Autocefala, di Cipro. Alcuni decenni dopo, nell’aprile del 533, l’imperatore Gustiniano ratificò ufficialmente il titolo, “Patriarca Ecumenico”, già esistente, per il Vescovo di Costantinopoli. Durante tutto il periodo dell’impero bizantino, il Patriarcato Ecumenico con la fede ortodossa è stato il vincolo coesivo ideologico di tutto il multinazionale e multiculturale impero, che aveva al suo centro Dio.

Fino al 1453 la missione mondiale del Patriarcato Ecumenico si vede, soprattutto, dalla convocazione dei Concili Ecumenici nella sua Sede, Costantinopoli, o nelle sue Diocesi Maggiori (Nicea, Calcedonia, Efeso), dalla vita e dalla tradizione liturgica che ha creato, dai tanti e grandi Santi che hanno vissuto a Costantinopoli e nelle sue diocesi (Giovanni Crisostomo, Gregorio Nazianzeno, Basilio di Cesarea, Nicola di Mira ecc.) e, soprattutto, dalle sue grandi missioni, grazie alle quali tanti popoli, come i Boemi, i Bulgari, i Croati, i Moravi, i Polacchi, i Rumeni, i Russi, i Serbi e gli Ungheresi hanno conosciuto i messaggi salvifici del Vangelo, senza però perdere le loro identità nazionali e culturali.

Con l’occupazione ottomana di Costantinopoli, il Patriarcato Ecumenico, che già aveva compiuto più di mille anni dalla sua costituzione, è rimasto l’unica istituzione dell’Impero Bizantino che ha continuato a funzionare illesa, e, soprattutto, con il conforto dello stesso Maometto. La missione più importante e, molto spesso, più difficile del Patriarcato Ecumenico negli anni dal 1453 fino al 1923 fu di servire tutte le nazioni e tutti i popoli che si trovarono sotto l’Impero Ottomano, cercando, soprattutto, di mantenerli nella fede ortodossa. L’Impero Ottomano, soprattutto all’inizio, non negò la tolleranza religiosa né verso gli Ortodossi né verso i Giudei. Con i diversi privilegi sultaniali si stabilì una prassi giuridica che fece del clero Ortodosso un corpo privilegiato. Il Patriarca Ecumenico ed il Sinodo diressero in prima persona l’intero edificio ecclesiastico. Va da sé che il Patriarca ed il Sinodo furono autonomi sulle questioni dogmatiche, convocando i famosi “Grandi Sinodi”, che hanno sostituito i Concili Ecumenici del Primo Millennio. Il Patriarca, il Sinodo, i Vescovi ed il clero ebbero a loro carico tutti gli Ortodossi, quale che fosse la loro nazionalità, fatto che valse al Patriarca il nuovo titolo di “etnarca”. 

Dopo il 1923 e la creazione del nuovo stato turco, come chiarisce Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I in un discorso del 19 ottobre 2006, davanti ai Primati delle chiese Autocefale di Grecia e di Albania e a molti Ministri Europei, “il Patriarcato Ecumenico mantiene il suo carattere ecumenico e si dedica per il compimento della sua missione cristiana ecumenica [cioè mondiale], senza essere legato a uno stato determinato”. Secondo Sua Santità Bartolomeo I, “la parola del Patriarcato Ecumenico si rivolge, e continuerà a rivolgersi anche durante il ventunesimo secolo, a tutti; a quelli della stessa fede e agli eterodossi, … a quelli che credono in un’altra religione e agli irreligiosi, ad ogni uomo che è interessato a sentire tutto quello che la Parola di Dio ha rivelato nella verità”. 

​Più concretamente nell’epoca contemporanea – sempre secondo Sua Santità Bartolomeo I – “il Patriarcato Ecumenico segue l’unità della Chiesa Ortodossa … e … coordina la collaborazione di tutte le Chiese Ortodosse locali, … assiste il mantenimento della tradizione ecclesiastica genuina, … richiama l’attenzione dei cristiani, e soprattutto dei monaci, a scanso della secolarizzazione della chiesa, … vive il mistero della Croce, della Resurrezione e della Salvezza e invita tutti gli uomini a partecipare a questa esperienza vissuta, … si impegna della istruzione dei fedeli e, soprattutto, dei chierici, … e, tutto questo, per mantenere nella fede e nella tradizione Ortodossa tutti i suoi figli”, che si trovano in tutto il mondo. Va da sé che una delle missioni più importanti del Patriarcato Ecumenico è l’annuncio del Vangelo a tutti i popoli che non conoscono ancora Cristo, direttamente in Asia e nelle Americhe, indirettamente anche in Africa, in collaborazione con il Patriarcato di Alessandria. Inoltre il Patriarcato Ecumenico si impegna a coordinare i dialoghi intercristiani e interreligiosi, si prende cura della creazione di relazioni pacifici con le altre chiese e confessioni cristiane, è protagonista – secondo Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I (Messaggio del 1° settembre del 2004) – “di importanti incontri ed accordi riguardo la pace e la prosperità del mondo, la riforma economica e sociale, i diritti umani e la tolleranza religiosa”, e lotta affinché gli uomini capiscano “l’importanza di una “crociata’’ a favore del nostro ambiente, che così tanto egoisticamente abbiamo trascurato”.

La Chiesa di Costantinopoli, fondata dall’apostolo Andrea, continuerà, come afferma Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, la sua missione spirituale anche nel ventunesimo secolo “con le sue deboli forze, certa che in questo modo compie la sua responsabilità e il suo debito al mondo e alla storia”.

Il Cristianesimo Ortodosso in Italia

1. La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d' Italia e Malta

La Santa Chiesa Ortodossa è una Chiesa da sempre esistente nella Penisola Italiana e nelle sue Isole. Costituisce una storica Chiesa tradizionale, mentre la sua opera civilizzatrice e spirituale durante i secoli è un fatto incontestabile. 

Grazie alle massicce immigrazioni causate dalla graduale conquista ottomana nell’Oriente Ortodosso, il numero dei greco-ortodossi in Italia aumentò. Questi ultimi provenivano dal Peloponneso, dall’Epiro, da Cipro, da Creta, dalle isole dei mari Ionio ed Egeo e da altre località. Le regioni di Calabria, Sicilia e Basilicata sono state quelle di maggior concentrazione. Numero non indifferente di greco-ortodossi si riscontravano nelle città di Napoli, Barletta, Brindisi e Lecce. Le loro migrazioni riguardano pure il Ducato di Toscana (Livorno, Pisa), le città di Venezia, Trieste, Genova, Ancona, l’isola della Corsica, l’Istria (Pola, Fiume) e la Dalmazia (Zara). Accoglienza particolarmente favorevole fu riservata nelle città di Venezia, Napoli, Trieste, Livorno e Barletta. Il Patriarcato Ecumenico ha seguito da vicino i problemi e le difficoltà delle comunità greco-ortodosse in Italia inviando loro sacerdoti e maestri di grande valore. Fu un arcivescovo-metropolita nella persona del Metropolita di Filadelfia che aveva la sua sede episcopale a Venezia, presso lo storico Campo dei Greci. La sua presenza durò dal 1573 al 1790. 

Verso la metà del XIX secolo le cose cambiarono sostanzialmente per due cause: 1) la graduale assimilazione dei greco-ortodossi alla Chiesa romano-cattolica, principalmente per l’uniatismo e i matrimoni misti; 2) la loro immigrazione verso nuovi centri della diaspora greco-ortodossa nell’Europa Centrale e Orientale, nell’Egitto ecc. Dopo la II Guerra Mondiale, la tendenza si inverte per cui il numero dei greco-ortodossi comincia a crescere. Essi provengono soprattutto dal Dodecaneso e dall’Epiro, ma anche dall’Africa (Etiopia, Libia, Egitto) e da altre località del territorio di tradizione greco-ortodossa. Aggiungiamo al numero di questi ultimi anche i numerosissimi studenti greci iscritti nelle Università Italiane. 

Durante la fine del XX secolo sono arrivati in Italia decine di migliaia di Ortodossi dall’Europa Orientale che, in tale maniera, finirono per sommarsi al numero dei preesistenti greco-ortodossi. Si calcola che attualmente in Italia esiste più di un milione di cristiani ortodossi. Il Patriarcato Ecumenico ha provveduto con interessamento paterno e grande sensibilità a favore dei bisogni delle accresciute comunità ortodosse in Italia creando il 5 novembre 1991 la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, tenuto conto dell’esigenza di affrontare e soddisfare le necessità spirituali dei fedeli Ortodossi ivi viventi, della gioventù Ortodossa studentesca, e della particolare importanza di questo paese in cui ha sede la Chiesa Romano – Cattolica.
Il 26 agosto 1996 il vescovo Gennadios è stato eletto Arcivescovo Metropolita d’Italia, prendendo possesso della Sacra Arcidiocesi italiana il 27 ottobre dello stesso anno. Nei dieci anni del suo servizio come Metropolita ha fondato più di trentacinque nuove parrocchie e quattro nuovi monasteri, ha costruito chiese, ha restaurato chiese e monasteri, ed ha ordinato più di quaranta nuovi chierici. La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia è riuscita anche ad acquistare prestigio sociale, civile ed ecclesiastico, col suo riconoscimento come Persona Giuridica agli effetti civili dallo Stato Italiano (16.7.1998), col ricevimento di chiese e monasteri dalla Chiesa Romano – Cattolica e dai Comuni, col ricevimento d’inviti a partecipare alla vita italiana. Nell’anno 2005 è stata incorporato nell’Arcidiocesi d’Italia anche il gregge ortodosso dello Stato di Malta, e quindi l’Arcidiocesi è stata denominata Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta.


​2. La Chiesa Greco - Ortodossa di Milano

​La storia della fondazione della Chiesa greco-ortodossa a Milano, in Italia, nel 1925, da parte di un piccolo numero di greci, è commovente e mette in evidenza la dimensione e il rapporto di fede dei primi greco-ortodossi, che all'inizio del secolo scorso immigrarono in la moderna capitale europea.
Nel 1925, sotto la guida del vescovo macedone Germanos Karavangelis, allora metropolita dell'Europa centrale, con sede in Austria, fu fondata l' "ASSOCIAZIONE DEI GRECI ORTODOSSI DI MILANO", che il 1° marzo votò lo Statuto dell' Associazione ponendo come unico scopo l'acquisizione di una Chiesa greco-ortodossa nella storica città di Milano.

Nell'anno 1929, dopo la raccolta del denaro necessario da parte degli stessi greci, fu acquistato un lotto di 200 mq, su cui fu poi realizzata la Chiesa.
Durante i due anni della crisi finanziaria mondiale 1930 - 1931, il progetto per l'acquisizione di un Sacro Tempio era in serio pericolo, poiché quasi tutti i greci lasciarono l'Italia.
Grazie ai due greci rimasti a Milano, Charalambos Loverdo ed Evangelos Dalavekouras - quest'ultimo, infatti, associava il suo nome al corso storico e al ministero della Chiesa - l'Associazione rimase attiva e nel 1956 iniziò la creazione della Chiesa, dove la prima Divina Liturgia fu celebrata due anni dopo.

Dal 1958 fino alla fine degli anni '90 circa, la Chiesa greco-ortodossa di Milano è stata l'unica Chiesa ortodossa in tutta la Lombardia, al servizio costantemente dei bisogni spirituali e di culto di tutti gli ortodossi residenti nell'area, indipendentemente dalla nazionalità.
Infatti, gli interventi miracolosi delle sacre icone di Evangelistria ed Agia Paraskevi, tuttora custodite nella chiesa, trasformarono il santuario in un locale, piccolo pellegrinaggio ortodosso dei milanesi storici.

Nel 1964 fu nominato gerarca l'archimandrita Timotheos Moschopoulos, che ha servito la chiesa per più di quattro decenni ed è stato insignito del grado di archimandrita del Patriarcato Ecumenico.

Nel 1968 è stato fondato l'Istituto di Studi Teologici Ortodossi di Milano, con lo scopo di presentare la Teologia Ortodossa nel nord Italia.
Premiato dall'Accademia di Atene nel 1980, l'Istituto è stato attivo fino alla fine degli anni '90, tenendo conferenze e pubblicando vari libri, nonché la rivista scientifica "Christian Symposium".

Negli anni '80 è stata fondata anche l'Associazione Signore e Signori, con lo scopo di sovrintendere all'attività caritativa e culturale del Paese, nonché la Libreria Ecclesiastica.

Di grande importanza storica per la Chiesa Greco Ortodossa di Milano è stato il pellegrinaggio del Patriarca Ecumenico Sig. Bartolomeo, il 17 maggio 1997. Il Primate della Chiesa Ortodossa, con il suo discorso sempre profetico, ha spiritualmente rafforzato gli Ortodossi della metropoli di Milano, che hanno chiuso il Tempio e le aree circostanti per ricevere la Benedizione Patriarcale, e li ha chiamati a preservare la fede ed il dogma dell'Ortodossia.

l 10 gennaio 2012, con una lettera, il Beato Metropolita d'Italia, Venerabile Gennadios, chiedeva al nuovo Cardinale di Milano, Sig. Angelo Scola, la concessione di una chiesa nel centro della città.
Il cardinale di Milano ha risposto positivamente, sottolineando che "la spiritualità, la fede e la testimonianza evangelica dei fedeli ortodossi sono un grande dono per la Chiesa cattolica romana".

La Chiesa, la cui inaugurazione è stata tenuta dal Metropolita d'Italia Sig. Gennadio il 13 ottobre, commemorando i Santi locali di Milano Nazari, Gervasio, Protasio e Celsius, è stata dedicata alla "Vergine dell'Inno Akathistos", mentre le cappelle interne sono presso i suddetti Martiri locali oltre che ai Santi Isapostoli Costantino ed Eleni, che infatti nella città di Milano, firmò circa 1700 anni fa, il famoso "Editto di Milano" (313).

Il Patriarcato Ecumenico

 1. Il valore apostolico della Chiesa di Costantinopoli.

 Gli Apostoli furono mandati da Cristo a predicare il Vangelo della salvezza a tutte le nazioni. Miracolosamente, però, nonostante le persecuzioni e le avverse condizioni esterne, riuscirono a diffondere il cristianesimo in un periodo di tempo minimo fino ai confini del mondo.

L'apostolo Andreas, il Protocleto degli Apostoli, agì, secondo fonti storiche attendibili e la tradizione della Chiesa, in Asia Minore, nella regione del Mar Nero, in Tracia e in Acaia, dove fu martirizzato. In questi campi, l'azione dell'apostolo Andrea contribuì al fatto che queste Chiese, i Trapezoidos, Costantinopoli e Patrasso, lo onorarono soprattutto come fondatore e protettore.  

La Chiesa di Costantinopoli ha istituito il giorno della memoria dell'Apostolo (30 novembre) come Festa del Trono, celebrata in pieno splendore. Questa celebrazione, interrotta durante i primi anni dell'occupazione turca, fu celebrata dal Patriarcato di Serafino II di Philippoupolis (1760), continuando ininterrottamente fino ai giorni nostri. A Costantinopoli, dove le sante reliquie dell'Apostolo furono trasferite da Patrasso nel 356, depositate nella chiesa dei Santi Apostoli, egli fu particolarmente onorato, come dimostra questa dedicazione di molte chiese. 


 L'apostolato del Trono di Costantinopoli è evidente anche dal martirio dell'apostolo ed evangelista Giovanni, che diresse il libro dell'Apocalisse "Le sette Chiese dell'Asia, cioè le Chiese di Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea, che sono rimaste stabili dal IV secolo fino ad oggi, appartengono alla giurisdizione della Chiesa di Costantinopoli. Il duplice apostolato del Trono Ecumenico fu invocato dal Patriarca Ignazio nel Primo Concilio II (86I), di fronte ai rappresentanti del Papa, che affermarono l'apostolato del trono di Home. Allora sant'Ignazio, che si salvò nella collezione canonica del cardinale Deusdedit (XI secolo), in traduzione dal latino, disse: "Anch'io detengo il trono dell'apostolo Giovanni e del primo apostolo Andrea".

Tuttavia, il riconoscimento apostolico della Chiesa di Costantinopoli dipende molto di più da quest'opera apostolica, che essa ha compiuto, in modo ammirevole, nella formazione del primo e unico stato cristiano di Bisanzio nel mondo, e nella diffusione del Vangelo, nei suoi modi e modi apostolici, a numerosi popoli, Egli dedusse dalla Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica, divenendo Apostolo dopo il primo Imperatore cristiano, il fondatore della nuova capitale dell'Impero di Costantinopoli, che fu l'atto eterno di Costantinopoli.

Prima di Costantino il Grande, la piccola città di Bisanzio, l'antica colonia di Megara, era sede vescovile durante questa parte cristiana, subordinata al metropolita di Tracia Arakleia e condividendo le dure condizioni di vita causate dalla persecuzione cristiana dei santi imperatori. Il primo vescovo fu nominato da questo apostolo Andrea, l'apostolo Stachys, seguito da una serie interrotta di altri ventiquattro vescovi, l'ultimo dei quali fu san Mitrofano, che segna la fine del primo famoso periodo dell'episcopato bizantino e inizia dal tempo di Costantino il Grande il periodo glorioso del millenario Impero bizantino, durante il quale la Chiesa di Costantinopoli, che si è evoluta nell'Arcidiocesi, nel Patriarcato, nel Trono Ecumenico, nella Grande Chiesa, non è stata il risultato di cambiamenti epocali e riclassificazioni, ma un fattore significativo della grandezza e della gloria dell'Impero Cristiano Greco-Romano.
 

 2. Periodo di prosperità e splendore (324-1453).
Com'è noto, il cristianesimo antico si diffuse all'inizio in una regione dominata dalla cultura greca e si parlava la lingua greca, sotto la copertura amministrativa del vasto Impero Ottomano, che nel territorio dell'Oriente si estese a quelle zone dove Alessandro Magno e i suoi successori avevano precedentemente esteso i confini dell'ellenismo. L'udito cristiano di Costantino il Grande fu sostenuto dall'udito greco di Alessandro Magno. Il cristianesimo ha avuto una voce greca fin dall'inizio, con l'eccezione del grande apostolo ellenista Paolo, che ha aperto il cristianesimo al mondo greco, e altri apostoli hanno agito per diffondere il cristianesimo nelle aree greche o di lingua greca, tra cui l'apostolo Andrea, il fondatore della Chiesa di Bisanzio, che sarebbe diventato un glorioso centro ecclesiastico, dominando la vita spirituale dell'intera umanità. Il mondo greco delle coste del Mediterraneo e del Mar Nero è stato il luogo delle attività missionarie di molti apostoli. Per questo motivo, l'organizzazione della prima Chiesa cristiana fu sostenuta nelle grandi città greche, dove fiorirono le comunità cristiane.

Il dovere missionario dell'apostolo Paolo per la diffusione del cristianesimo tra i greci e i barbari (Rm 1,14) fu da lui adempiuto durante la prima parte attraverso la diffusione del cristianesimo in tutto il mondo greco. La missione missionaria dell'Apostolo, nella seconda parte, fu compiuta in modo esemplare dalla Chiesa di Costantinopoli, dotata di tutte le condizioni giuridiche create dal trasferimento della capitale dalla Vecchia Casa, Chiunque mi associasse dopo il paganesimo e il paganesimo sembrava essere una capitale impotente e appropriata del nuovo mondo cristiano, la Nuova Roma, Costantinopoli, che era stata costruita e progettata per prendere il sopravvento sulla cristianità.

Gli storici hanno accettato senza riserve questa osservazione, poiché alla fine del XX secolo d.C. X. nella parte occidentale dello stato ottomano, coincidente con l'attuale Europa, il cristianesimo si era diffuso solo sporadicamente nelle singole comunità, ma in Oriente, al contrario, si era stabilita una fitta rete di comunità, soprattutto nelle province dell'Asia Minore e del Ponto, Dopo la Tracia, saranno dal IV secolo il territorio della giurisdizione ecclesiastica della Chiesa di Costantinopoli. Già sotto l'imperatore Domiziano (81-96) si trovano in Asia Minore le Sette Chiese dell'Apocalisse, di cui abbiamo già parlato.  Per questo motivo, è dovuto al quadro dell'istituzione della pentarchia dei patriarchi, che è stata una forma stabile di organizzazione della Chiesa fin dal V secolo nei capi delle autorità locali In Occidente, c'è un solo centro ecclesiastico, Casa, e gli altri quattro, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, si trovano in Oriente.

La gioia politica e culturale, perché Costantinopoli era circondata come nuova capitale dell'Impero cristiano, causò significativi sconvolgimenti nell'organizzazione della Chiesa nel IV secolo. La formazione dell'alta posizione ecclesiastica di Costantinopoli come centro spirituale del mondo cristiano avvenne rapidamente. Durante il primo concilio ecumenico (325), sebbene fosse già stato deciso di trasferire la capitale (324), non si fece menzione del trono di Costantinopoli. L'inaugurazione ufficiale di Costantinopoli come nuova capitale avvenne nel 330, ma non ci sarebbe voluto certo un tempo ragionevole per acquisire questo status analogo e affermarsi, competendo con l'Antica Roma con la grandezza storica e lo splendore di lunga data della città eterna. Sforzi simili durante lo stesso periodo furono intrapresi dall'insediamento dell'imperatore in altre città (Nicomedia, Mediolana). Il noto canonologo Teodoro Valsamon, spiegando il silenzio di Costantinopoli da parte del Primo Concilio Ecumenico, scrive quanto segue importante prima per l'alba e la corona del Trono Ecumenico, poi per il disegno divino di trasferire la capitale e la trasformazione di questo olio selvatico (Vecchia Roma) in olio d'oliva (Nuova Roma), nonché per la già consolidata istituzione della pentarchia del Patriarca, Che, va notato, Homme cerca sempre di rovesciare, non accettando i capi locali della Chiesa, ma accettando la monarchia del Papa e la sua giurisdizione su tutte le Chiese. Scrive Valsamon: "Il grande trono di Costantinopoli, la cosa famosa e il nome di Pirinzi (Peirinthos nell'Araklia occidentale) fu chiamato dal vescovo di Megalopoli a Costantinopoli, ma anche Polis e Bisanzio. Essendo stato coinvolto negli scettri del regno dall'antica Casa, secondo il divino e per la provvidenza dell'olio d'oliva o dell'olio d'oliva, l'allora arciprete di questo trono, San Mitrofan, fu ribattezzato Arcivescovo. Per questo motivo, il primo Santo Concilio Ecumenico, il sesto e il settimo canone, che commemorano i quattro Patriarchi, sono quelli di Home, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, e Costantinopoli ha menzionato ciò che è stato fatto" (Ralli-Potlis, 4,542).

Nel periodo compreso tra il primo e il secondo Concilio Ecumenico (325-381), circa cinquant'anni fa, Costantinopoli si costituì in una Santa Chiesa, come sembra che il ruolo di primo piano di questi Vescovi durante le Chiese trinitarie, con la conseguenza che essi presiedettero i lavori del Secondo Concilio Ecumenico, dopo la morte di Melezio di Antiochia, due arcivescovi di Costantinopoli, san Gregorio il Teologo e, dopo le sue dimissioni, il suo successore san Nektarios di Costantinopoli. Questo Concilio riformò il consolidamento della posizione primaria della Chiesa di Costantinopoli nel 3° canone del "Vescovo di Costantinopoli ha le ambasciate d'onore dopo il Santo Vescovo, per essere questa nuova Casa". Secondo la felice formulazione di Sardi Maximus nel Patriarcato Ecumenico di quest'opera, "il 3° canone non è stato il prodotto dell'arbitrio, ma il risultato dell'evoluzione dei 50 anni e il frutto della coscienza storica della Chiesa d'Oriente e dei nuovi trattati dell'Impero" (p. 109).

Questa elevazione ecclesiastica di Costantinopoli al di sopra dei Patriarcati d'Oriente e subito dopo Gerusalemme contribuì all'esercizio della giurisdizione sulle vicine amministrazioni del Ponto, della Tracia e dell'Asia, anche se formalmente il Concilio non influì sullo status di questa indipendenza. L'introduzione definitiva di questo nella giurisdizione di Costantinopoli avvenne al IV Concilio di Calcedonia, che con il suo 28° canone confermò il consolidamento della giurisdizione di Costantinopoli. All'interno delle amministrazioni di questa giurisdizione di Costantinopoli, si estende alle "nazioni barbare", cioè al di fuori dell'Impero, cioè al di fuori dei confini delle Chiese, nella diaspora di una comunità cristiana. Il IV Concilio Ecumenico conclude l'elevazione ecclesiastica di Costantinopoli, integrando le disposizioni del Secondo Concilio Ecumenico. Questo Vescovo non è più dopo Home, come è stato nominato il Secondo Concilio Ecumenico, ma dopo Home, "gli ambasciatori hanno conferito il nuovo Santo Trono" (canone 28). I canoni 9 e 17 danno anche a Costantinopoli il diritto dell'ecclesiastico di giudicare in caso di appello il clero degli altri patriarcati. In questi due casi di esercizio della giurisdizione illimitata, la giurisdizione sulla diaspora e il potere giudiziario ultimo nell'istituzione della Chiesa ecclesiastica, si manifesta chiaramente la posizione primaria del trono di Costantinopoli. Nessun altro trono ammette le regole dell'esercizio della giurisdizione.

Questa posizione privilegiata del Patriarcato ecumenico, basata sulle disposizioni canoniche, ha fatto sì che la storia della Chiesa ortodossa, al di là del fondamento giuridico, fosse una caratteristica naturale. La civiltà ortodossa non può essere compresa se si esclude Costantinopoli, che divenne il grande centro dell'Ortodossia durante il suo dinamico corso storico. Durante questo periodo di potere e prosperità, il Patriarcato ecumenico ha svolto un ruolo di primo piano nella formulazione e nella formulazione delle dottrine, nella convocazione dei Concili ecumenici, nello sviluppo del monachesimo, nell'istituzione dell'intero Patriarcato. Nella vita dell'impero, dallo spirito cristiano in armoniosa cooperazione con il potere politico, Bisanzio è davvero unica nella storia del mondo come esempio di autentica vita del Vangelo di Cristo. Svolse anche un'opera missionaria di grande successo fin dai tempi di San Giovanni Crisostomo, che culminò nel IX e X secolo con la spedizione missionaria nel mondo slavo. Egli trasmise ai popoli slavi l'esperienza storica a lungo custodita dello spirito ortodosso e permeò così le profondità della cultura slava, dove è impossibile comprenderla in riferimento al suo progenitore spirituale. Attraverso questa attività missionaria, divenne la Chiesa Madre di tutti i popoli che l'attraversarono nella fede cristiana. Come osserva il famoso canonologo Nicodemo Milas, "la conseguenza naturale di queste cose è che la Chiesa di queste nazioni è impregnata, per la sistemazione di questa vita ecclesiastica interna, alla Madre Chiesa le istruzioni a questo e a tutte le cose che sono conosciute e chiare su queste questioni ecclesiastiche" (Eccl. Law, pp. 156-157).

Questa maternità spirituale della Chiesa di Costantinopoli si estende a tutti i cristiani, quelli che sono nella Chiesa e si nutrono degli insegnamenti dei Padri e dei Concili, con le parole del Patriarca Isaia, scrivendo agli armeni che desiderano tornare alla Chiesa ortodossa: "Parola materna che veniamo a noi stessi e a tutti i cristiani volenterosi, ed è anche il nostro nome che siamo accurati. E a causa degli insegnamenti dei divini Padri e dei Santi Concili la legislazione ispirata, dalla cui fonte è stata effusa la Chiesa" (Miklüsich-Müller) 2:259).

3. La Grande Chiesa continua la sua opera.
Dopo la perdita del potere e del potere esterno, a causa di influenze congiunturali, il Patriarcato ecumenico ha assunto come madre amorevole il compito di proteggere e prendersi cura dei popoli ortodossi e con molta prudenza e saggezza si è mossa attraverso le nuove condizioni dei tempi, è riuscita a preservare la fede ortodossa e l'autocoscienza degli ortodossi. L'apparizione della moltitudine dei Nuovi Martiri durante questo periodo fu una gloria e un orgoglio per la Chiesa ortodossa, legata all'antica Chiesa dei primi secoli, alla persecuzione e al martirio. E sicuramente il pericolo dell'islamismo non era l'unica minaccia contro l'equipaggio ortodosso. È anche un grande pericolo da parte del proselitismo non ortodosso che il popolo ortodosso sia in povertà e debolezza, che venga alle pecore non alla porta, ai pastori, ma almeno venga rubato e derubato, per essere adirato e per combattere (Gv 10,1-8). Ci sono ampie prove storiche della forte presa di posizione del Patriarcato ecumenico nei confronti della propaganda straniera, che purtroppo ha fatto ricorso a mezzi sleali per raggiungere i suoi scopi; ha organizzato una campagna per screditare e calunniare il Patriarcato ecumenico con studi storici e presunti scientifici, stimolando soprattutto la sensibilità nazionale dei popoli ortodossi, al fine di indebolire l'influenza del Patriarcato ecumenico e diventare così preda vulnerabile dei "missionari" stranieri.

Il Patriarcato ecumenico, dopo la fede ortodossa, ha preservato anche la coscienza nazionale dei popoli dei Balcani. L'Ortodossia non soffoca il santo nazionalismo, ma lo integra armoniosamente nella moltitudine di altri attributi, che costituiscono l'aspetto umano del corpo divino-umano della Chiesa. Sotto la guida e la guida del Patriarcato ecumenico, i popoli ortodossi hanno coltivato le loro lingue nazionali, sviluppato la propria letteratura ecclesiastica,  Hanno ascoltato il Vangelo "ognuno sceglie" (At 2,8) nel giorno di Pentecoste. Il fenomeno del duro e rigido atlantismo della teologia e del culto, che fino al Concilio Vaticano II opprimeva e smascherava gli elementi nazionali dei Santi Popoli Cattolici, cosa che non aveva mai avuto luogo nell'Ortodossia, come è più evidente nel caso dei popoli slavi, la cui lingua scritta è stata creata da Costantinopoli. Nella Chiesa ortodossa, i popoli dei Balcani hanno conservato intatte le loro caratteristiche nazionali e razziali, così che nel XIX secolo hanno potuto rivendicare la loro autonomia e indipendenza nazionale. E fu solo quando il nazionalismo affermò una posizione dominante, quando fu posto a capo degli attributi dei membri costituenti della Chiesa e minacciato dal suo carattere spirituale transnazionale, dalle caratteristiche spirituali attive nel Sud della Chiesa, che il Patriarcato ecumenico condannò questa tendenza all'"etnofiletismo" come pericolosa innovazione.

4. Nuovo periodo. Il sud degli ortodossi, il dialogo nell'amore e nella verità verso i non ortodossi.
La creazione di Stati nazionali indipendenti nella regione balcanica ha avuto come conseguenza diretta la creazione di Chiese locali autonome. Il Patriarcato ecumenico, pur vedendo ristretta la sua enorme giurisdizione, ha concesso per via normale l'autocefalia alle Chiese dei nuovi Paesi dei Balcani, e ha reagito solo nei casi di insulto all'ordine normale e di esagerazione dei criteri etno-razziali. Tuttavia, questa divisione nelle Chiese etniche è stata un fenomeno nuovo nella vita della Chiesa ortodossa. La secolare concessione dell'autocefalia alla Chiesa di Russia (1589) non aveva creato problemi nei rapporti degli ortodossi sia per l'obbedienza della figlia alla Chiesa Madre, ma anche per la mancata apparizione ed esaltazione della Anche il principio delle nazioni, che costituiva la base dell'esistenza dei nuovi Stati e ad essi collegate le rivendicazioni etniche, contribuì al raffreddamento dei rapporti tra le Chiese autocefale, soprattutto durante i periodi di conflitti militari a lungo termine.
Il Patriarcato ecumenico osserva con dolore questa mancanza di unità tra gli ortodossi e dall'inizio del XX secolo ha compiuto uno sforzo diligente per rafforzare le relazioni ortodosse, per forgiare e riscaldare la loro unità, che, per grazia di Dio, è stato coronato da un completo successo. I numerosi incontri ortodossi, i preparativi finora incompiuti e fruttuosi per la convocazione del Santo e Grande Sinodo, la solida unità degli ortodossi oggi nell'affrontare le nuove sfide storiche, come si è visto storicamente nel santuario dell'Ortodossia, centro K, incontro del capi delle Chiese ortodosse autocefale (marzo 1992), si sono lasciati alle spalle l’era dell’alienazione come mera memoria storica. Le storiche iniziative della Chiesa di Costantinopoli e la disponibile risposta delle altre Chiese autonome hanno creato condizioni favorevoli per la continuazione, su questa strada, del cammino della Chiesa ortodossa.
Il raggiungimento dell'unità ortodossa ha facilitato il lavoro del dialogo post-eterodosso finalizzato al raggiungimento dell'unione di tutti. Infatti, la Chiesa ortodossa, non unita, fornisce la testimonianza della fede ortodossa, scelta dopo quella eterodossa nell'amore e nella verità. In nessun’altra epoca sono stati condotti così tanti dialoghi teologici come si svolgono oggi. Il risultato di questi dialoghi e più in generale della partecipazione degli ortodossi al cosiddetto Movimento ecumenico, purché tale partecipazione sia fondata sui principi della fede e della vita ortodossa, è lasciato alla grazia di Dio, che è veritiero nell'amore e ama nella verità.

5. La giurisdizione ecclesiastica del Patriarcato ecumenico.
La Chiesa di Costantinopoli, a quel tempo primo trono tra le Chiese ortodosse autocefale e avente, per ragioni storiche e teologiche, il diritto e la responsabilità di avviare e coordinare importanti azioni ortodosse, continua ad essere una Chiesa locale, la cui giurisdizione è limitata a una determinata area geografica, perché secondo la regola vale per tutte le Chiese, e per Roma, salvo il privilegio di esercitare la giurisdizione transfrontaliera nelle Chiese della Diaspora, concesso esclusivamente a Costantinopoli, e l'istituto della Chiesa. Come già accennato, le amministrazioni del Ponto, della Tracia e dell'Asia Minore furono le prime aree di giurisdizione ecclesiastica del Trono ecumenico. Dall'VIII secolo in poi furono aggiunte le regioni illiriche orientali dall'Adriatico a Nestos e dal Danubio e Rodopi fino a Creta, le quali, sebbene politicamente dalla fine del IV secolo furono incluse nello stato romano d'Oriente, ma anche dal punto di vista ecclesiastico decreto di Teodosio II del 421 dia, continuarono fino al 733 ad essere arcarchia o vicariato di Salonicco, subordinandosi alla Chiesa di Roma. Sotto la giurisdizione di Costantinopoli passarono anche i popoli slavi che giunsero al cristianesimo attraverso la sua cura missionaria. La Chiesa di Russia fino al XV secolo, cioè per cinque secoli, è stata uno dei metropoliti del Trono ecumenico. Nell'area dei Balcani si formarono gli arcivescovadi autonomi di Turnovo, Ahridos e Pekios, ma durante l'occupazione turca furono riportati sotto la diretta giurisdizione di Costantinopoli, nella quale si organizzò anche il metropolita nel XIV secolo, Ugh Rovalachia e Moldovlachia.
Questa estesa giurisdizione di Costantinopoli venne progressivamente ridotta con la concessione di valore autonomo alle Chiese locali: alla Chiesa di Russia (1589), alla Chiesa di Grecia (1850), alla Chiesa di Serbia (1879), in s. di Romania (1885), alla Chiesa d'Albania (1937) e alla Chiesa di Bulgaria (1945).
Più grave fu il consolidamento della giurisdizione del Patriarcato ecumenico, derivante dalla fuga delle popolazioni ortodosse dalle loro sedi ancestrali nel Ponto, in Tracia e nell'Asia settentrionale, che sembrano essere state per secoli lo spazio geografico storico del suo insediamento ecclesiastico Giurisdizione. Questo volo ebbe luogo dopo la guerra dell'Asia Minore del 1922 e continua ancora oggi. Così, dalle regioni rimaste oggi in Turchia, l'arcivescovado di Costantinopoli e quattro metropoliti: Calcedonia, Dercon, Prykiponnison e Imbro e Tenedo.
Dalle popolazioni che si stabilirono in Europa, America e Australia sorsero nuovi Arcivescovadi e Metropoli, con grande dinamismo tra altri avanzati come tra tanti popoli. La Chiesa ortodossa orientale si aspetta molte cose buone dalla sua convivenza.
Al di fuori dei confini dello Stato turco, continuano a rimanere sotto la diretta giurisdizione dello Stato ecumenico anche le diocesi del Dodecaneso, la Chiesa semiautonoma di Creta, lo Stato monastico di Terra Santa e altre istituzioni e case patriarcali in tutto lo Stato ecumenico. Patriarcato. . Inoltre, rientrano nella giurisdizione del Patriarcato ecumenico anche le diocesi dei cosiddetti “Paesi Nuovi”, la cui amministrazione fu affidata nel 1928 su commissione alla Chiesa di Grecia.

Link:  Patriarcato ecumenico 

Il Patriarca Ecumenico

Biografia del Patriarca Ecumenico

La Sua Santa Eminenza, il Patriarca Ecumenico Sig. Bartolomeo, è nato a Imbros il 29 febbraio 1940 da Christos e Meropis Archontonis. Il suo vero nome è Dimitrios. Dopo i corsi circolari nella sua città natale e nel Liceo di Pittura della città, entrò alla Scuola Teologica di Halki, dove si laureò con lode nel 1961 e fu subito ordinato diacono, assumendo il nome di Bartolomeo. Dal 1961 al 1963 assolse gli obblighi militari come ufficiale di riserva.

Tra gli anni 1963-1968 ha studiato come studioso del Patriarcato ecumenico presso l'Istituto di Studi Orientali di Roma, presso l'Istituto Ecumenico Bossey in Svizzera e presso l'Università di Monaco, specializzandosi in Diritto Canonico. Ha conseguito il dottorato presso l'Istituto di Roma (Università Gregoriana), discutendo una tesi su "Sulla codificazione delle sacre regole e degli ordini canonici nella Chiesa ortodossa".
Ritornato a Polis nel 1968, fu nominato assistente del maestro di scuola presso la Sacra Scuola Teologica di Halki, dove fu ordinato anziano l'anno successivo. Dopo sei mesi, il patriarca Atenagora lo pose nell'ufficio di archimandrita.
Nel 1972, quando il Venerabile Dimitrios fu eletto Patriarca Ecumenico e istituì l'Ufficio Patriarcale Speciale, chiamò a direttore l'archimandrita Bartolomeo, che promosse l'anno successivo (Natale 1973) a Metropolita Philadelphia. Rimase a capo di questo Ufficio fino alla sua promozione a Metropolita Anziano di Calcedonia (gennaio 1990).
Dal marzo 1974 e fino alla sua salita al Trono ecumenico, è stato membro del Santo e Santo Sinodo, nonché di numerosi Comitati sinodali.
Dopo la morte del suo anziano metropolita Melitonos, fu eletto all'unanimità suo successore il metropolita di Calcedonia.
Oltre al greco, parla turco, latino, italiano, inglese, francese e tedesco. Ha pubblicato numerosi articoli, studi e discorsi.
È socio fondatore della “Società di diritto delle Chiese orientali”, di cui è stato per anni vicepresidente. Per 15 anni è stato membro e per otto anni vicepresidente del Comitato “Fede e Costituzione” del Consiglio ecumenico delle Chiese (WCC). Ha preso parte alla IV (Uppsala 1968), alla VI (Vancouver 1983) e alla VII (Canberra 1991) Assemblea Generale del PSE. Sotto quest'ultimo fu eletto membro del comitato centrale ed esecutivo del PSE.

Ha rappresentato il Patriarcato ecumenico nella maggior parte delle Conferenze ortodosse e intercristiane, nelle missioni ufficiali presso il Governo turco, presso ortodossi e non ortodossi, nella Provincia del Trono e in Terra Santa. Nel 1990 ha presieduto a Ginevra il Comitato preparatorio ortodosso del Santo e Grande Sinodo, che ha esaminato la questione della diaspora ortodossa.
Su invito, ha tenuto occasionalmente conferenze in varie città su argomenti attuali o legati alla sua specialità (Atene, Salonicco, Lovanio, Madrid, Vienna, Roma, ecc.).
È membro dell'Accademia ortodossa di Creta e membro onorario della Fondazione Pro Oriente di Vienna.
È anche dottore onorario della Scuola Teologica dell'Università di Atene e dell'Accademia Teologica di Mosca, della Scuola di Filosofia dell'Università di Creta, della City University di Londra, del Dipartimento dell'Ambiente dell'Università di Aegaius (Lesbo), del dell'Università Cattolica di Lovanio in Belgio, dell'Istituto Teologico Ortodosso San Sergio Parisios, della Facoltà di Diritto Canonico dell'Università di Aix-en-Provence (Francia), dell'Università di Edimburgo, della Scuola Teologica del Santo Cross di Boston, del Seminario Teologico di San Vladimir di New York, della Scuola Teologica di Iasios, di cinque dipartimenti dell'Università di Salonicco, di Yale, Georgetown, Tuft, Southern Methodist Universities in America, Democritus University of Thrace, Yale University , il Dipartimento di Storia - Archeologia della Scuola Filosofica dell'Università di Ioannina, l'Università Ebraica di Gerusalemme, ecc.
Subito dopo la sua benevola divina ascensione al Trono ecumenico, la sua opera ebbe inizio secondo quanto annunciato nelle dichiarazioni programmatiche e nel discorso d'intronizzazione.
Così, al fine di promuovere l'unità e la cooperazione pan-ortodossa, ha convocato nel Fanarion i fratelli dei Primati delle Chiese ortodosse locali (1992) e da tutti è uscito un Messaggio alla Chiesa e al mondo, caratterizzato come voce unitaria dell'ambizione ortodossa. Incontri simili si sono svolti anche nel 1995 a Patmos, nel gennaio 2000 a Gerusalemme, nel dicembre dello stesso anno a Kpolis e Nicea, nel 2008 e nel 2014 ancora a Kpolis, e nel gennaio 2016 a Ginevra, dove il congresso ha deciso Santo e Grande Sinodo, tenutosi nel giugno dello stesso anno a Creta sotto la sua presidenza.
Il nuovo Patriarca ha effettuato una visita formale al Presidente della Repubblica e alle autorità governative ad Ankara e ha portato alla loro attenzione il Patriarcato ecumenico e i problemi connessi in Turchia, il primo dei quali è stata la riapertura del Sacro Seminario Teologico ad Halki. della scuola. Questa comunicazione alle autorità del Paese è stata ripetuta in seguito, insistendo sull'affermazione dei diritti della Chiesa e della comunità e lamentandone la violazione.

Link: Biografia

Sacra Arcidiocesi d' Italia

SACRA ARCIDIOCESI D'ITALIA E MALTA

Metropolita
Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita POLYKARPOS, Arcivescovo Ortodosso d’Italia ed Esarca per l’Europa Meridionale.
Sua Eminenza risiede a:
Venezia. Indirizzo: Castello 3422, Campo dei Greci, 30122 Venezia – Italia.

Amministrazione
Sede
: Venezia
Indirizzo:
Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia
Castello 3422
Campo dei Greci
30122 Venezia – Italia
Tel. (+39) 041.52.39.569
Fax (+39) 041.52.27.016
Internet:
www.ortodossia.it
www.facebook.com/ortodossia.it
e-mail: [email protected]
Segretario Generale: Archim. Athenagoras Fasiolo
Ufficio Personale di S. Em. il Metropolita:
Direttore: Il Segretario Generale l’Archimandrita Athenagoras Fasiolo
Segreteria della Sacra Arcidiocesi: Protopresbitero Nicola Madaro.



Biografia Di Sua Eminenza Rev.ma il Metropolita Polykarpos Arcivescovo Ortodosso d'Italia
 
Sua Eminenza Reverendissima, il Metropolita d'Italia ed Esarca dell'Europa Meridionale POLICARPO (al secolo Panagiotis Stavropoulos) è nato il 15 ottobre 1963 a Lepanto (Grecia). Diplomato alla Facoltà Teologica dell'Università di Atene (1986), dopo il servizio militare (1986-88), ha seguito studi post-universitari presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma (1988-1990), con borsa di studio della Santa Sede. Diacono e Presbitero è stato ordinato nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio al Fanar (Costantinopoli) nel gennaio 1990 dal suo Mentore, l'allora Metropolita di Calcedonia Bartolomeo (attuale Patriarca Ecumenico). Ha servito come parroco di Venezia (1999-2007) e Vicario Generale della Arcidiocesi Ortodossa d'Italia (1992-2007).​ 

Il 30 aprile 2007 è stato eletto Metropolita di Spagna e Portogallo, ordinato vescovo il 6 maggio 2007 a Costantinopoli,  dal Patriarca Ecumenico, ed intronizzato nella Cattedrale Greco-ortodossa di Madrid il 16 giugno 2007. Durante il suo servizio episcopale nella Penisola Iberica (giugno 2007-gennaio 2021) ha fondato 55 nuove parrocchie e ha ordinato 32 nuovi sacerdoti. Ai suoi sforzi si deve il riconoscimento giuridico della Arcidiocesi di Spagna e Portogallo e la sua entrata nel Convegno tra lo Stato Spagnolo e la FEREDE.
Il 14 gennaio 2021 è stato eletto Metropolita d'Italia ed intronizzato l'11 Marzo 2021 nella Cattedrale di San Giorgio dei Greci di Venezia.
L'11 marzo 2021 è stato intronizzato Metropolita d'Italia ed Esarca per l'Europa Meridionale con solenne cerimonia nella Chiesa Cattedrale di S. Giorgio dei Greci a Venezia.
Ha rappresentato la Madre Chiesa in molte missioni, incontri e convegni. Oltre al greco, parla italiano, spagnolo e francese.
Onomastico: 23 febbraio (festa di San Policarpo di Smirne).


 


 

La Parrocchia Ortodossa di Milano

La Chiesa Parrocchiale

Fu fondata nel IX secolo da Verulfo detto Podone o Pedone, e subì, a partire dal 1440, diversi restauri voluti dalla famiglia Borromeo. Basata sulla piazza che gli apparteneva e si trova tra le residenze della famiglia milanese, la Chiesa ospita la cappella poligonale della famiglia Borromeo sul lato destro dei tre templi. Sempre della famiglia signorile, la decorazione della porta con "la Vergine e il Bambino tra due figure" e la costruzione del nuovo campanile fu trasferita dalla facciata al resto della chiesa, a destra dell'arco.
Di epoca successiva, tra il 1626 e il 1628, le ricostruzioni del coro, della cupola e del palcoscenico. Dello stesso periodo la costruzione di una seconda cappella, dedicata a Santa Giustina, sul lato sinistro della navata e gli interventi sulla facciata costituita da un unico ordine di lesene corinzie che sorreggono il frontone con lo stemma del Borromeo.
Anche nell'Ottocento non mancano gli interventi architettonici: nuovi sono i due altari, quello maggiore e quello della cappella del Borromeo, così come l'apertura di una terza cappella dopo quella di Santa Giustina. 

Sacerdoti e diaconi
Archimandrita: p. Ioannis Batsis
Coro: Vasileios Mfumu

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Contatti

Archimandrita p. Ioannis Batsis

Telefono:  +39 347 914 3238
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Indirizzo

Parrocchia Greco-Ortodossa
Dell' Inno Akathistos Milano

Piazza Borromeo 6

Milano 20123

Italia

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